Jan

23

Gli aiuti umanitari della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni sono arrivati ad Haiti lo scorso fine settimana insieme ad un carico di 36 tonnellate di aiuti da Miami.

Quest’ultimo includeva prodotti alimentari ed attrezzature di prima necessità come coperte, tende e teloni impermeabili. Missionari della Chiesa di Gesù Cristo hanno assistito nelle operazioni di scarico. Due ulteriori convogli di cibo, prodotti medici ed altri prodotti di prima necessità sono stati invitati ad Haiti dalla Repubblica Dominicana.

L’ultimo di questi convogli è arrivato a destinazione sabato scorso. Altre spedizioni della Chiesa dagli Stati Uniti e dalla Repubblica Dominicana sono pianificati per questa settimana ed includeranno prodotti richiesti specificatamente dai dirigenti locali della Chiesa sul campo.

Un team di medici inviati dalla Chiesa ad Haiti per assistere i feriti ha lasciato l’aeroporto di Salt Lake domenica sera ed è arrivato a destinazione. Del team fanno parte 14 dottori, infermieri e due assistenti sociali. Il gruppo è autosufficiente e trasporta le proprie attrezzature mediche, le quali saranno rifornite ed accresciute ulteriormente. Un altro piccolo gruppo di medici dalla Repubblica Dominicana, coordinato dalla Chiesa, sta già operando ad Haiti.

SOCCORSI IN CASO DI DISASTRO

Grazie all’eccellente programma di immagazzinamento di beni di consumo, all’organizzazione e all’esperienza accumulato negli anni, la Chiesa di Gesù Cristo può rispondere immediatamente ai disastri che possono colpire ogni parte del globo e inviare aiuti umanitari a popolazioni ovunque esse siano, indipendentemente dallo loro religione, razza o nazionalità. L’assistenza umanitaria è giunta fino ad ora in 167 paesi per un valore di centinaia di milioni di dollari all’anno.

Seguono alcuni esempi:

Progetti per l’acqua in Africa

A metà degli anni ottanta una grave siccità ha causato sofferenze a milioni di persone in Africa. Nel 1985 la Chiesa ha istituito due giorni speciali di digiuno, il primo il 27 gennaio ed il successivo il 24 novembre, chiedendo ai propri membri di dare generosi contributi per sostenere gli sforzi umanitari in Africa. Quelle donazioni, devolute in toto, hanno raggiunto quasi dodici milioni di euro.

L’uragano Andrew

Il 24 agosto 1992 la tempesta tropicale «Andrew» colpì il sud della Florida, negli Stati Uniti, causando così tanti danni da essere indicato come il peggior disastro naturale nella storia degli Stati Uniti. I danni furono calcolati in circa trenta miliardi di dollari. La Chiesa ha distribuito un totale di dieci grandi container carichi di cibo, acqua e forniture mediche di emergenza. Membri della Chiesa sono arrivati da tutto il sud degli Stati Uniti per aiutare le persone a mettere di nuovo il tetto alle proprie case e a fare le altre riparazioni necessarie: 1800 membri il primo weekend dopo il passaggio dell’uragano, 5100 il primo weekend di settembre e altri 500 il weekend successivo. Fra le altre cose fu ricostruito il tetto a 3000 abitazioni, ad una sinagoga ebrea e a tre chiese di varie confessioni cristiane.

Russia

A partire dal 1989 la Chiesa ha realizzato in Russia più di 110 progetti umanitari per un valore totale di oltre diciotto milioni di euro. Il governo russo ha espresso la propria gratitudine e ha affermato che non c’è stata nessuna organizzazione che abbia fatto di più per alleviare le sofferenze in Russia della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

Croazia, Bosnia–Erzegovina

Dal 1989 queste nazioni della ex Yugoslavia hanno ricevuto aiuti per un totale di oltre sei milioni di euro ripartiti in sessantacinque diversi progetti di aiuto.

Kosovo

Diversi progetti sono stati intrapresi per aiutare i profughi del Kosovo. Il 30 aprile 1999 centomila euro sono stati consegnati alla Croce Rossa tedesca a Bonn, donati dai trentaseimila membri della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni in Germania. Quarantamila chili di cibo sono stati trasportati in volo in Macedonia come aiuto immediato e distribuiti alle famiglie dei rifugiati dai «Mercy Corps». Con l’aiuto dei «Mercy Corps» sono stati spediti per nave sette container con 22.000 coperte e 76 tonnellate di indumenti che hanno raggiunto la Macedonia fra il 7 e il 12 maggio 1999. Ad oggi sono in fase di preparazione ulteriori progetti e programmi di supporto. In totale la Chiesa ha prestato aiuti ai profughi del Kosovo per un valore di 7,6 milioni di dollari.

Germania, Austria, Repubblica Ceca

Attraverso la propria organizzazione umanitaria in Germania, nel 2002 la Chiesa ha donato più di 800.000 euro per le vittime della peggiore inondazione da secoli. Questo denaro è andato direttamente alle famiglie colpite dal disastro. La maggior parte dei soldi sono stati destinati alla Germania dell’Est.

  • Share/Bookmark

Jan

13

Perchè se Dio esiste permette distruzioni come quelle avvenute negli ultimi anni in diverse parti del mondo, inclusa l’ultima, oggi, con il terremoto in Haiti?

Molti al vedere questo tipo di distruzioni si sentono inclinati a dire che Dio non può esistere o non permetterebbe che certe tragedie avvenissero. Altri pensano che queste tragedie siano una punizione per le persone coinvolte.

Queste sono proprio due posizioni estreme ugualmente sbagliate. Da un lato il fatto che Dio esista non vuol dire che in questa vita ci protegga da qualsiasi difficolta’,  comprese grandi tragedie, dato che problemi e sofferenze fanno parte della nostra prova terrena cosi’ come momenti di felicita’ e allegria.

D’altra parte, anche se è vero che a volte alcune disgrazie sono causate dalle nostre azioni irresponsabili, non e’ giusto pensare che tutte le volte che una disgrazia capita a qualcuno è perchè  questa persona o gruppo di persone stavano facendo qualcosa di sbagliato, o in qualche modo se lo meritino.

Le scritture (come la Bibbia) insegnano che a volte Dio realmente permette che individui o un gruppo di persone soffra perche’ imparino una lezione, o per proteggere innocenti, o per altri motivi che noi non sappiamo. Ma fare paralleli con la storia o avvenimenti contemporanei e giudicare un popolo a causa delle tragedie subite e’ molto arrischiato. Chi siamo noi per giudicare?

Il nostro compito è quello di lasciare i giudizi a Dio e aiutare i nostri simili. Allo stesso tempo, dovremmo stare attenti a voler giudicare Dio e dire quello che può o non può fare. Dato che Dio ha davanti a se l’eternità, e pensa in termini di esistenza eterna dei suoi figli, a volte per il loro bene eterno, può decidere di farli passare per difficoltà e sofferenze in questa vita. Ma queste sofferenze hanno soltanto lo scopo di aiutare i suoi figli nel loro progresso eterno, dato che questa vita sulla terra non è il fine ultimo della nostra esistenza.

  • Share/Bookmark

Jan

10

Stavo leggendo un libro scritto da Andrew C. Skinner, Golgota, e ho ritrovato una storia-parabola citata dal Presidente Faust, ma che era stata inizialmente raccontata dal Presidente Hinckley vari anni fa. Questa storia illustra molto bene il sacrificio che il Salvatore fece per noi. La storia è narrata dopo il video. Sono grato per la conoscenza riguardo l’ espiazione infinita di Gesù Cristo che ho trovato grazie agli insegnamenti chiari della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni.

Qualche anno fa, presidente Gordon B. Hinckley raccontò «una specie di parabola» riguardo «una piccola scuola formata da un’unica aula» tra le montagne della Virginia, i cui studenti erano così difficili che nessun insegnante era in grado di controllarli.

Poi un giorno un giovane insegnante senza esperienza fece domanda per andarvi. Gli fu detto che tutti i precedenti insegnanti erano stati picchiati, ma il giovane maestro accettò di correre il rischio. Il primo giorno di scuola l’insegnante chiese alla classe di stabilire delle regole e la punizione per chi le avesse infrante. La classe stessa decise dieci regole che furono scritte alla lavagna. Poi l’insegnante chiese: «Che cosa faremo a chi infrange le regole?»

«Lo batteremo dieci volte sulla schiena senza la giacca», fu la risposta.

Qualche giorno dopo, venne rubato il pranzo di uno degli alunni più grandi, di nome Tom. Fu trovato il colpevole: un ragazzino affamato di dieci anni.

Mentre il piccolo Jim si faceva avanti per ricevere la punizione, continuava a implorare di poter tenere la giacca. «Togliti la giacca», disse l’insegnante. «Anche tu hai contribuito a fissare le regole!»

Il ragazzo si tolse la giacca. Non indossava la camicia e aveva un corpicino esile e gracile. Mentre l’insegnante esitava a colpirlo, il grande Tom saltò in piedi e si offrì volontario per ricevere i colpi che spettavano al piccolo Jim.

«Molto bene, c’è una certa legge per cui una persona può sostituirne un’altra. Siete tutti d’accordo?» chiese l’insegnante.

Dopo cinque colpi il bastone si spezzò. La classe singhiozzava. «Il piccolo Jim aveva buttato le braccia al collo di Tom. Tom, mi dispiace di aver rubato il tuo pranzo, ma avevo una fame terribile. Tom, ti vorrò bene finché muoio per aver preso le bastonate al posto mio! Sì, ti vorrò bene per sempre!»

Presidente Hinckley poi citò Isaia: «E nondimeno, eran le nostre malattie ch’egli portava, erano i nostri dolori quelli di cui s’era caricato . . . Ma egli è stato trafitto a motivo delle nostre trasgressioni, fiaccato a motivo delle nostre iniquità; il castigo, per cui abbiam pace, è stato su lui, e per le sue lividure noi abbiamo avuto guarigione».

Nessun uomo conosce tutto il carico che il nostro Salvatore portò, ma grazie al potere dello Spirito Santo possiamo conoscere qualcosa riguardo al supremo dono che ci offrì.

  • Share/Bookmark

Jan

7

Ho appena letto questo articolo nella rivista della chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (chiesa mormone). Stiamo tutti imparando a essere migliori e a volte ci sono cose che sappiamo già, ma abbiamo bisogno di ricordarcele, o capirle meglio.

Anziano Holland

Questo discorso si trova integralmente a questo indirizzo: Il meglio deve ancora venire (in pdf). Di sotto ne riproduco alcune parti, ma non il discorso completo.

Il tema scritturale di questo discorso l’ho tratto da Luca 17:32, dove il Salvatore ci ammonisce così: «Ricordatevi della moglie di Lot». Cosa intendeva dire con questa breve frase enigmatica? Per scoprirlo, dobbiamo fare come Egli ha suggerito. Ripassiamo chi era la moglie di Lot. La storia, ovviamente, risale ai giorni di Sodoma e Gomorra, quando il Signore, non volendo più sopportare il peggio che gli uomini e le donne potessero fare, disse a Lot e alla sua famiglia di fuggire perché quelle città stavano per essere distrutte. «Sàlvati la vita!», disse il Signore. “Non guardare indietro … ; sàlvati al monte, che tu non abbia a perire» (Genesi 19:17; corsivo dell’autore).

Di certo non si può dire che l’obbedienza fu immediata né che non ci vollero un po’ di trattative, ma alla fine Lot e la sua famiglia lasciarono la città, appena in tempo. Le Scritture ci dicono cosa accadde all’alba del giorno che seguì la loro fuga: «L’Eterno fece piovere dai cieli su Sodoma e Gomorra zolfo e fuoco, da parte dell’Eterno; ed egli distrusse quelle città» (Genesi 19:24–25).

Il tema del mio discorso viene dal versetto successivo. Mentre il consiglio del Signore di «non guardare indietro» le risuonava chiaramente nelle orecchie, la moglie di Lot, dice la storia, «si volse a guardare indietro» e fu trasformata in una statua di sale (vedere versetto 26). Cosa fece la moglie di Lot di così sbagliato? Da studente di storia vi ho pensato molto e offro una risposta parziale. A quanto pare, ciò che c’era di sbagliato in quello che fece la moglie di Lot non era solamente l’aver guardato indietro; nel suo cuore ella voleva tornare indietro. Sembrerebbe che ancora prima di aver oltrepassato i confini della città, le mancasse già ciò che Sodoma e Gomorra le avevano offerto.

È possibile che la moglie di Lot avesse guardato indietro con risentimento verso il Signore per quello a cui le stava chiedendo di rinunciare… Quindi non si tratta solamente del fatto che avesse guardato indietro, ma che avesse guardato indietro con nostalgia. In breve, il suo attaccamento al passato superava la sua fiducia nel futuro.

La fede è rivolta al futuro

Con l’inizio del nuovo anno e mentre proviamo ad avere la giusta prospettiva sul passato, vi invito a non indugiare sul passato né a desiderare inutilmente il ritorno di giorni ormai trascorsi, a prescindere da quanto siano stati belli quei giorni. Il passato serve per imparare non per viverci dentro. Guardiamo indietro per portare con noi il meglio delle esperienze più belle, non delle ceneri. Quando poi abbiamo imparato ciò che dobbiamo imparare e abbiamo portato con noi il meglio di ciò che abbiamo vissuto, allora guardiamo avanti e ricordiamo che la fede è rivolta sempre al futuro. La fede ha sempre a che fare con benedizioni, verità ed eventi che devono ancora provare la loro efficacia nella nostra vita.

Pertanto un modo più teologico di parlare della moglie di Lot è dire che non aveva fede. Ella dubitò dell’abilità del Signore di darle qualcosa di migliore di ciò che aveva già. Sembra che ella pensasse che nulla di ciò che l’aspettava potesse essere buono quanto ciò che si stava lasciando dietro. Desiderare di tornare indietro in un mondo nel quale non si può vivere ora, essere perennemente insoddisfatti delle circostanze presenti e avere solo idee cupe sul futuro, e perdersi ciò che offrono l’oggi e il domani perché si è intrappolati in quello che è stato ieri sono alcuni dei peccati della moglie di Lot.

Dopo aver riesaminato la vita privilegiata e appagante dei suoi primi anni, la famiglia da cui era nato, l’istruzione e la posizione sociale all’interno della comunità ebraica, l’apostolo Paolo dice ai Filippesi che tutto quello era «spazzatura» a confronto con la sua conversione alla cristianità. Parafrasando le sue parole, egli dice: «Ho smesso di decantare “i bei vecchi tempi” e ora guardo entusiasta al futuro per poter “afferrare il premio; poiché anch’io sono stato afferrato da Cristo Gesù» (vedere Filippesi 3:7–12). Poi arrivano questi versetti:

«Ma una cosa fo: dimenticando le cose che stanno dietro e protendendomi verso quelle che stanno dinanzi, proseguo il corso verso la mèta per ottenere il premio della superna vocazione di Dio in Cristo Gesù» (Filippesi 3:13–14). Paolo non è come la moglie di Lot. Paolo non guarda indietro verso Sodoma e Gomorra. Paolo sa che è nel futuro, in qualunque cielo ci accoglierà, che vinceremo «il premio della superna vocazione di Dio in Gesù Cristo».

Perdonare e dimenticare

C’è qualcosa in molti di noi che manca specialmente di perdonare e dimenticare gli errori commessi nella vita: sia in nostri errori che quelli degli altri. Non va bene. Non è una cosa cristiana. È una cosa in assoluta opposizione alla grandezza e alla maestà dell’espiazione di Cristo. Essere legati a errori passati è il modo peggiore di rivoltarsi nel passato, dal quale invece siamo chiamati ad allontanarci.

…Lo stesso accade nei matrimoni e in altri rapporti. Non riuscirei a elencarvi il numero di coppie che ho dovuto consigliare, le quali, quando sono profondamente ferite o anche solamente stressate, vanno ad attingere sempre più lontano nel passato per trovare un mattone sempre più grande da scagliare alla finestra del «dolore» del loro matrimonio. Quando una cosa è finita e superata, quando ci si è pentiti al meglio delle proprie possibilità, quando la vita è andata avanti come è giusto che sia e quando si sono verificate un sacco di tante altre buone cose da allora, non è giusto tornare a riaprire qualche vecchia ferita per la quale il Figlio di Dio in persona è morto affinché fosse sanata.Permettete alle persone di pentirsi. Permettete alle persone di crescere. Credete nel fatto che le persone possono cambiare e migliorare. Questa è fede? Sì! Questa è speranza? Sì! Questa è carità? Sì! Soprattutto, questa è la carità, il puro amore di Cristo. Se una cosa è sepolta nel passato, lasciatela sepolta. Non continuate a riportarla alla luce con il vostro secchiello e la vostra paletta, scavandola, smuovendola e poi tirandola addosso a qualcuno dicendo: «Ehi! Ti ricordi di questo?» Colpito! Ebbene, sappiate questo. Probabilmente il vostro colpo verrà ribattuto con una palata di immondizia, questa volta presa su dalla vostra discarica, quando vi risponderanno: «Certo che me lo ricordo. E tu invece ricordi questo?» Colpito! E presto ognuno esce da questo scambio sporco, infangato, infelice e ferito, quando ciò che il nostro Padre nei cieli chiede è pulizia, gentilezza, felicità e guarigione. Questo rimanere impantanati nel passato, inclusi gli errori del passato, non va bene! Questo non è il vangelo di Gesù Cristo. In un certo senso è peggio della moglie di Lot perché almeno ella distrusse solamente se stessa. Perché quando si tratta di un matrimonio, una famiglia, appartamenti e vicinati, possiamo finire con il distruggere molte altre persone.

Forse all’inizio di questo nuovo anno la cosa più urgente è fare ciò che il Signore ha detto di fare Egli stesso: «Colui che si è pentito dei suoi peccati è perdonato, e io, il Signore, non li ricordo più» (DeA 58:42). La condizione, ovviamente, è che il pentimento sia sincero. Ma quando lo è e quando è stato fatto uno sforzo onesto per andare avanti, siamo colpevoli del peccato più grande se continuiamo a ricordare, a riportare a galla e a spiattellare in faccia a qualcuno i suoi peccati precedenti; quel qualcuno potremmo essere noi stessi. Possiamo essere molto duri con noi stessi; spesso più duri che con gli altri.

Ora, come gli Anti-Nefi-Lehi del Libro di Mormon, seppellite le vostre armi da guerra e lasciatele sotto terra (vedere Alma 24). Perdonate e fate quello che a volte è più difficile del perdonare: dimenticate. E quando la cosa torna alla mente, dimenticatela di nuovo…

  • Share/Bookmark

Jan

3

A volte quando parlo con i miei amici cattolici mi chiedono che cosa pensano i membri della chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni) di Maria, la madre di Gesù.

Penso che la spiegazione migliore si possa trovare nel Libro di Mormon, nel capitolo 11 del primo libro di Nefi. Tra altre cose leggiamo:

14 E avvenne che vidi i cieli aprirsi; e un angelo scese, stette dinanzi a me, e mi disse: Nefi, cosa vedi?

15 E gli dissi: Una vergine più bella e più leggiadra di ogni altra vergine.

16 Ed egli mi disse: Conosci tu la condiscendenza di Dio?

17 E io gli dissi: So che egli ama i suoi figlioli; nondimeno non conosco il significato di tutte le cose.

18 Ed egli mi disse: Ecco, la vergine che vedi è la madre del Figlio di Dio, secondo la carne.

19 E avvenne che io vidi ch’ella era rapita nello Spirito; e dopo che era stata rapita nello Spirito per lo spazio di un tempo, l’angelo mi parlò, dicendo: Guarda!

20 E io guardai e vidi di nuovo la vergine che portava un bambino fra le sue braccia.

21 E l’angelo mi disse: Ecco l’Agnello di Dio, sì, proprio il Figlio del Padre Eterno! (1 Nefi 11)

Da questi versi si capisce chiaramente che i mormoni credono che Maria sia stata la madre di Gesù e che la nascita di Gesù sia stata miracolosa.

Mi sono reso conto però recentemente che il dogma dell’immacolata concezione, per i cattolici, va be al di la’ di questo. Infatti, secondo wikipedia (che in questo caso mi sembra corretta),

Molti, per un equivoco originato dall’espressione «Immacolata Concezione», ritengono che l’espressione si riferisca al fatto che Maria abbia concepito suo figlio Gesù senza avere avuto rapporti con un uomo, cioè in maniera miracolosa. In altre parole, che l’abbia concepito senza commettere peccato, rimanendo immacolata. Si tratta di un equivoco, dato che il dogma si riferisce al concepimento di Maria e non al concepimento, nella verginità (v. oltre), di Gesù. (http://it.wikipedia.org/wiki/Immacolata_concezione)

Decisamente a questo punto le dottrine della chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (mormoni) e la chiesa cattolica divergono.

Infatti, la teologia mormone chiaramente insegna che l’unico essere che abbia vissuto sulla terra senza peccato è stato soltanto Gesù Cristo. Maria senz’altro è stata una donna unica, scelta per un compito meraviglioso, quello di essere la madre del Figlio di Dio sulla terra, ma comunque una donna mortale e soggetta a peccare come tutti gli altri esseri umani, cosicchè anche lei, bisognosa del potere di Gesù per essere salvata dai suoi peccati.

Questa differenza può spiegare come il culto di Maria sia estraneo alla chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (chiesa mormone), e come – malgrado l’accusa ridicola che i mormoni non sono cristiani – in realtà il mormonismo sia molto più centrato in Gesù che la propria chiesa cattolica.

Infatti, non è incomune tra i cattolici pregare a Maria per ottenere favori speciali (o ai santi) come se questi individui avessero dei poteri speciali di esaudire preghiere. Alcuni arrivano a fare commenti del tipo “chiedi alla madre (Maria) che così il figlio (Gesù) non negherà il favore”,  come se ïl sistema di ottenere favori grazie a “raccomandazioni” di persone importanti funzionasse anche in cielo…

Il cosiddetto dogma dell’immacolata concezione, sempre secondo wikipedia, è un insegnamento relativamente nuovo nella chiesa cattolica, infatti

La convinzione che Maria sia stata concepita immune dal peccato originale si è fatta strada solo lentamente, trovando inizialmente opposizione tra i teologi.

Per esempio

Nei primi decenni del XIV secolo le controversie si erano ormai accese. Tra il 1320 e il 1321, ebbe luogo alla Sorbona una disputa tra uno dei discepoli di Scoto, Francesco de Mayronis († 1328), e il benedettino Pietro Roger (divenuto poi papa con il nome di Clemente VI, † 1352). Gli animi si scaldavano tra chi difendeva Scoto e chi lo condannava di eresia. Così un carmelitano, Giovanni Baconthorp († 1345), scriveva: «La beata Vergine in quanto figlia di Adamo, contrasse di fatto il peccato originale [...] Aggiungo questo contro alcuni, si pensi a Scoto, il quale dice che la beata Vergine non contrasse il peccato originale [...]; e contro l’opera dell’Aureolo [...]» (Quodlibet, III, q. 12, Venetiis 1527, f. 57vb).

Mi chiedo come questi dibattici teologici possano pretendere di cambiare la realtà delle cose.

Decisamente nella teologia mormone dibattiti tra teologi non hanno il potere di cambiare dottrine fondamentali come questa: Gesù era il figlio di Dio, e l’unico essere che fu concepito e che visse senza peccato. Il resto è pura speculazione e fantasia.

  • Share/Bookmark

Dec

30

In dicembre ero in Italia, visitando parenti e amici, e luoghi interessanti con mio figlio Luca che era appena tornato da una missione (mormone) in Boston. Sono stato ad Asti per vari giorni e alcune volte sono andato su e giù per Corso Dante, una delle vie principali della città. A me è sempre piaciuto passeggiare in centro ad Asti, ma è una cosa difficile da fare in Utah, specialmente in Orem, dove le strade sono larghissime e non sono fatte per le persone, ma per le macchine. Mentre passeggiavo un giorno ho ripensato a quando ho incontrato i missionari della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (missionari mormoni) per la prima volta, proprio in Corso Dante, e così ho chiesto a Luca di fotografarmi, più o meno nel punto dove li avevo incontrati per la prima volta, anziano Forbes e anziano Burton.

Corso Dante, dove ho incontrato i missionari mormoni per la prima volta

Corso Dante, dove ho incontrato i missionari mormoni per la prima volta

L’incontro con i missionari non avvenne per caso, dato che stavo da anni cercando qualcosa che mi sfuggiva, un proposito nella vita e la risposta a molte domande importanti. ma fu un incontro che cambiò la mia vita per sempre e per il quale non sarò mai sufficientemene grato. Insomma, Corso Dante, passeggiare per Corso Dante ad Asti ha avuto conseguenze eterne per me. Chi lo avrebbe detto, a volte fare cose semplici, come uscire al momento giusto e dirigersi al posto giusto, può cambiare la nostra vita. Io non credo nel caso, e probabilmente il Signore avrebbe trovato un’altra maniera di raggiungermi prima o poi, ma senz’altro quel giorno io feci la cosa giusta, al momento giusto, e fui benedetto da quella semplice decisione. Molte altre volte nella mia vita ho notato che cercare di sentire i sussurri dello spirito del Signore e seguire i suoi consigli e fare la cosa giusta, al momento giusto, anche se si tratta di una cosa semplice, può avere grandi conseguenze. Come dice il Libro di Mormon:

…ma ecco, io ti dico che mediante cose piccole e semplici si avverano grandi cose; e in molti casi i piccoli mezzi confondono i savi.

E il Signore Iddio opera tramite dei mezzi per realizzare i suoi grandi ed eterni propositi; e con piccolissimi mezzi il Signore confonde i savi e realizza la salvezza di molte anime (Alma 37:6-7)

  • Share/Bookmark

Dec

24

Sono stato in Italia per alcune settimane in dicembre e sono appena tornato in Utah, negli Stati Uniti. Come sempre è una grande allegria poter visitare luoghi speciali, ma specialmente amici e famiglia.

Tra i molti luoghi che ho visitato sono stato a Roma per alcuni giorni, e mentre ero li ho anche visitato il Vaticano, inclusi i musei. Senz’altro sono luoghi che fanno pensare alla storia della religione e alle conseguenze pratiche di quello in cui crediamo per la nostra vita. Non ho potuto evitare di ripensare a come la mia vita è cambiata dopo essermi convertito e battezzato nella Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (chiesa mormone) nel 1985, all’età di 20 anni, quando ancora vivevo in Italia. Proprio in occasione di un viaggio a Roma organizzato dalla mia parrocchia quando ne avevo 15, avevo cominciato a manifestare  dubbi riguardo molti dei dogmi e insegnamenti della religione cattolica.

Come era difficile vivere in un mondo in cui i principi da seguire erano, al meglio, confusi. Come mi considero fortunato di aver incontrato i missionari mormoni in Corso Dante ad Asti, alla fine del 1984.

Ho notato ripetutamente nel mio viaggio in Italia che quello in cui crediamo, che ce ne rendiamo conto o no, plasma la nostra vita, e collettivamente crea abitudini e comportamenti che diventano patrimonio collettivo di una nazione, malgrado ci siano variazioni e eccezzioni a livello individuale.

Per esempio, mio figlio ha notato subito che le ragazze italiane usano il colore nero o un colore scuro nei loro vestiti più delle americane. Non so bene perchè, ma era abbastanza evidente. Inoltre, gli italiani decisamente mangiano meglio. Infatti, si vedono molte meno persone obese che qui negli Stati Uniti.

D’ altra parte, confrontando l’Italia con lo Utah, non necessariamente con gli Stati Uniti, si capisce che qui, nello Utah, a causa dell’influenza della Chiesa Mormone, i giovani si sposano in maggior numero e si sposano molto prima (22-25 anni), mentre in Italia non molti si sposano prima dei 30-35 e molti anche dopo.

In questo caso, i valori in cui crediamo come membri della chiesa mormone chiaramente influenzano la scelta di sposarsi e di sposarsi relativamente presto.

Quando ho accennato che, probabilmente, mio figlio Luca che è appena tornato dalla missione ed ha 21 anni si sposerà in 2-3 anni, ho notato sguardi sbalorditi. Ma chiaramente quegli sguardi sbalorditi erano una conseguenza di quello in cui quegli amici o parenti pensano e credono riguardo il proposito della vita.

Se pensiamo che il matrimonio non sia importante, e che convivere possa andar bene lo stesso, o se semplicemente pensiamo che non ci siano conseguenze per certi comportamenti, o se pensiamo che Dio non esiste o che non si importa con la nostra vita, allora le nostre azioni manifesteranno queste credenze.

Ma d’altra parte, se crediamo nell’importanza e santità del matrimonio, e che Dio esiste e che ha creato un piano che se seguito ci permetterà di essere veramente felici, allora probabilmente le nostre azioni saranno diverse.

Ma tutti fanno errori però, in Italia o in Utah. Alcuni sbagliano perchè realmente “non sanno che pesci pigliare”, o non sanno distinguere la mano destra dalla sinistra, come dicono le scritture, e altri sbagliano perchè, malgrado conoscano i principi corretti, si lasciano vincere dal mondo.

Probabilmente il principio più importante della religione cristiana è quello dell’espiazione del Salvatore Gesù Cristo, che ci permette di essere perdonati e purificati per poter aver pace e gioia in questa vita, e poter ritornare a vivere con lui dopo la nostra morte. Mi rendo conto che in molti casi le persone non cambiano perchè non conoscono bene questo principio e perchè non sanno esattamente come applicarlo alla loro vita.

Come sono grato di aver imparato queste cose come membro della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni. Onestamente, e con tutto il rispetto per la religione cattolica, questo principio importante sembra essere sconosciuto dalla maggior parte delle persone che si dicono cattoliche, e per questo è difficile per loro cambiare o persino avere la speranza di cambiare ed essere felici.

  • Share/Bookmark

Nov

12

Martinengo: il paese nel bergamasco

November 12, 2009 by Giuseppe Martinengo | Leave a Comment | Filed in Famiglia

Martinengo (in dialetto bergamasco Martinènch) è un comune di 10.017 abitanti (fonte: Ufficio Anagrafe) della provincia di Bergamo. Situato nella pianura occidentale bergamasca, dista circa 20 chilometri dal capoluogo orobico.
200px-Panoramica_centro_storico_Martinengo_01

I primi insediamenti sul territorio comunale risalgono all’epoca romana. In tal senso numerosi sono i reperti venuti alla luce tra il XIX ed il XX secolo che richiamano chiaramente la presenza di insediamenti stabili. Numerose sepolture, con annessi corredi funerari comprendenti monete, utensili e suppellettili, evidenziano tuttavia la presenza di numerose villae rusticae sparse, senza che si fosse sviluppato un vero e proprio borgo: queste infatti facevano riferimento al pagus del vicino borgo di Ghisalba.

La caduta dell’impero romano portò un periodo di instabilità politica, causato dalle invasioni barbariche, durante le quali giunsero in Italia i Longobardi.

Questa popolazione si stabilì sul territorio di Martinengo, come si evince dai ritrovamenti inerenti quel periodo, ed in particolar modo dal significato del toponimo: Martinengo, difatti sta a significare proprietà di Martino, con la caratteristica desinenza longobarda -engo. I nuovi colonizzatori, dopo la loro conversione al cristianesimo, vi fondarono alcuni edifici sacri dedicati al culto dei loro santi protettori, tra cui San Giorgio, Santa Agata

e San Michele, ma soprattutto edificarono una cinta muraria comprensiva di castello, attorno al quale cominciò a svilupparsi un nucleo abitativo.

Il primo documento scritto in cui viene fatta menzione di Martinengo è un testamento risalente al 774, nell’epoca a cavallo tra la dominazione longobarda e quella dei Franchi.

Con questi nuovi occupanti, che diedero vita al Sacro Romano Impero, si verificò lo sviluppo del feudalesimo che segnò una nova epoca per il borgo di Martinengo.

Inizialmente assegnato dalla diocesi di Bergamo, venne presto messo sotto la giurisdizione della famiglia dei Gisalbertini. Questi posero la loro dimora nel castello longobardo, a cui apportarono sostanziali modifiche tra cui un fossato ed un’imponente terrapieno difensivo, a cui si poteva accedere tramite due ingressi: la Porta del Tombino (oggi porta Garibaldi) e la Porta del Bonovo (oggi porta Giovanni XXIII), rendendolo il centro della vita della popolazione.

L’importanza che questa famiglia ebbe per il paese è ancora visibile nello stemma comunale in cui capeggia un’aquila rossa su sfondo oro, simbolo della famiglia, che ben presto sostituì il nome del casato con quello del paese stesso.

conti Martinengo però, nel corso del XII secolo, decisero di trasferirsi nel vicino castello di Cortenuova, costruito in seguito alla concessione di quei territori da parte del vescovo di Bergamo Ambrogio Martinengo, loro parente. La loro partenza pose di fatto termine alla signoria nel paese, che acquisì l’autonomia comunale come testimoniato da documenti datati 1221.

Questa esperienza politica ebbe vita breve, dato che Martinengo venne coinvolto nelle lotte tra guelfighibellini e cominciò a gravitare nell’orbita della città di Bergamo.

Il XIII secolo si caratterizzò anche per un grande incremento demografico, dovuto in gran parte all’immigrazione di numerose famiglie in fuga dal vicino territorio di Cortenuova, borgo raso al suolo da Federico II nella battaglia di Cortenuova il 27 novembre1237.

Nel XIV secolo il potere passò nelle mani della famiglia milanese dei Visconti che concesse al paese numerosi privilegi, ma lo impegnò in ulteriori scontri con la Repubblica di Venezia, intenzionata ad impossessarsi di questi territori. Le dispute terminarono con la pace di Ferrara che, il 5 maggio 1428, sancì il passaggio di Martinengo alla Serenissima, la quale diede in concessione i territori comunali al condottiero Bartolomeo Colleoni.

Quest’ultimo vi costruì numerosi edifici, tra cui la Casa del Capitano, sua residenza nel paese, il monastero di Santa Chiara ed un convento francescano, nonché compì nuovi interventi sulla cinta muraria del borgo.

La dominazione veneta durò, salvo qualche piccola parentesi, fino al 1797, anno nel quale vi subentrò la Repubblica Cisalpina. La nuova dominazione durò poco tempo, dal momento che già nel 1815 venne sostituita dal Regno Lombardo-Veneto, inserito nell’Impero austriaco. L’ultimo avvicendamento avvenne nel 1859 quando Martinengo, unitamente al resto della privincia bergamasca, entrò a fare parte del Regno d’Italia.

Da quel momento non si sono più verificati avvenimenti degni di nota nel comune di Martinengo, che ha visto una progressiva trasformazione del proprio territorio da prevalentemente rurale a piccolo centro industriale.

  • Share/Bookmark

Nov

2

Secondo le statistiche della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (i Mormoni)  il numero totale di membri alla fine del 2008 era 13.508.509.

jesus

Nel 2008 l’aumento del numero di bambini  registrati con meno di 8 anni (l’ età minima per essere battezzati) è stato di 123.502, mentre il numero di convertiti battezzati è stato 265.593.

Chiaramente mormoni si diventa più che si nasce…

Considerando poi che molti di quei 123.502 bambini al di sotto degli 8 anni, sono figli di convertiti e non di membri della chiesa di vecchia data, si può dire che la chiesa mormone cresce molto di più (almeno tre volte di più) grazie a convertiti che alla nascita di bambini.

Questa tendenza è molto simile a quello che succedeva agli inizi della Chiesa, nel secolo diciannovesimo. Dopo aver sofferto molte persecuzioni e stabilirsi nello Utah, per un certo periodo la nascita di figli aiutò a far crescere la chiesa in una percentuale molto maggiore del lavoro missionario, ma non è da stupirsi che con il passare del tempo le cose siano cambiate di nuovo.

Questa relativa chiusura per un certo periodo della chiesa mormone ha creato l’immagine per alcuni che i mormoni sono tutti nello Utah dove se la contano uno con l’altro (come mi ha detto recentemente un mio zio).

La verità però è un’altra. Oggi come oggi ci sono più persone che non parlano inglese che persone che lo parlano e molti più mormoni che vivono fuori dagli Stati Uniti che mormoni che vivono negli Stati Uniti e in Utah.

Con il passare del tempo questa tendenza non farà che aumentare fino a che sarà chiaro che la chiesa mormone non è più una chiesa dello Utah o una chiesa americana, ma una chiesa mondiale.

  • Share/Bookmark

Oct

27

Se volete visitare la Piazza del Tempio della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni (Mormone) senza uscire di casa e spendere un sacco di soldi viaggiando, adesso potete vederla usando questo link:

Piazza del Tempio in Salt Lake City

L’unica cosa che dovete fare è scegliere una parte della piazza, e poi cliccare e trascinare l’immagine. La veduta è a 360 gradi e quindi potete trascinare a destra, sinistra, sotto o sopra.

Vale la pena visitare la Piazza del Tempio Mormone in questa maniera.  Chiaramente nella Piazza del Tempio ci sono sempre i missionari che possono rispondere alle domande che avete riguardo la Chiesa Mormone; ma se siete interessati a fargli delle domande fatemelo sapere che troveremo qualche missionario vicino a casa vostra…:)))

  • Share/Bookmark

Next Page »