
Se vivi in una città italiana, grande o piccola che sia, ti sarà sicuramente capitato di notarli: due ragazzi giovani, camicia bianca, cravatta, uno zaino sulle spalle e una inconfondibile targhetta nera appuntata sul petto con scritto “Anziano” (o “Sorella” se si tratta di ragazze). Camminano molto, sorridono spesso e parlano un italiano dall’accento decisamente straniero.
Su di loro si sentono dire le cose più stravaganti: c’è chi pensa che siano agenti segreti, chi crede che siano pagati per farlo e chi pensa che conducano una vita punitiva priva di ogni contatto con il mondo.
La realtà è molto più semplice, umana e, per certi versi, straordinaria. Cerchiamo di capire chi sono davvero questi ragazzi e come si svolge una loro giornata tipo.
Giovani volontari (a proprie spese)
La prima cosa da sapere è che questi ragazzi non sono dipendenti della Chiesa e non ricevono alcuno stipendio. Anzi, è esattamente il contrario.
I missionari della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni sono giovani volontari – solitamente tra i 18 e i 25 anni – che decidono liberamente di mettere in pausa la propria vita (università, fidanzati, progetti lavorativi, amici) per un periodo che va dai 18 mesi ai 2 anni.
La parte più sorprendente? Pagano la missione di tasca propria. Mettono da parte i risparmi fin da piccoli o vengono aiutati dalle proprie famiglie per potersi mantenere da soli in un’altra parte del mondo, con l’unico scopo di servire il prossimo e far conoscere il Vangelo.
Ma cosa fanno tutto il giorno? La giornata tipo
La vita di un missionario segue una routine molto disciplinata, che serve a mantenere la concentrazione e l’energia alta. Ecco come si sviluppa una loro giornata standard:
1. La mattina: Studio e preparazione
La sveglia suona presto, alle 6:30. Dopo la colazione e un po’ di attività fisica, la mattina è interamente dedicata allo studio.
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Studiano le scritture (la Bibbia e il Libro di Mormon).
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Studiano i messaggi che desiderano condividere.
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Se si trovano all’estero, come in Italia, dedicano molto tempo allo studio della lingua locale. Molti di questi ragazzi arrivano in Italia senza sapere una parola di italiano e, nel giro di pochissimi mesi, riescono a parlarlo correntemente grazie a questo studio quotidiano e intensivo.
2. Il pomeriggio: Servizio e incontri
Verso l’ora di pranzo i missionari escono di casa e inizia la parte più attiva della giornata. Contrariamente a quanto si pensa, il loro compito non è solo “andare in giro a parlare di religione”.
Una parte fondamentale della loro missione è il servizio comunitario. Spesso li vedrai aiutare anziani a fare la spesa, collaborare con associazioni locali, ripulire parchi pubblici o offrire corsi di inglese gratuiti per il quartiere. Per loro, servire concretamente le persone è il modo migliore per seguire l’esempio di Gesù Cristo.
Naturalmente, dedicano anche molto tempo a incontrare le persone che hanno espresso il desiderio di conoscere meglio la Chiesa o che hanno fatto domande sul Libro di Mormon.
3. La sera: Il rientro
I missionari rientrano nel loro appartamento entro le 21:30. Dedicano l’ultima parte della serata a pianificare il lavoro del giorno successivo e a riposare, pronti a ricominciare la mattina dopo.
Possono usare il telefono o sentire la famiglia?
Questa è una delle curiosità più grandi. In passato le regole erano molto più rigide, ma oggi i missionari utilizzano regolarmente gli smartphone (con filtri di protezione) per gestire gli appuntamenti, studiare e condividere messaggi edificanti sui social media.
E per quanto riguarda la famiglia? Sentono i genitori ogni settimana. Di solito, il lunedì è il loro giorno di riposo (chiamato giorno di preparazione), in cui possono fare la spesa, lavare i vestiti, rilassarsi e fare una videochiamata a casa per raccontare come sta andando l’esperienza in Italia.
Dietro la targhetta nera: persone normali
Quando vedi due missionari per strada, ricorda che dietro quella divisa formale ci sono ragazzi normalissimi. Sono appassionati di sport, di musica, di tecnologia, esattamente come i loro coetanei italiani. Hanno solo scelto di donare due anni della loro giovinezza per qualcosa in cui credono profondamente.
Se li incontri per strada e hai qualche curiosità, non esitare a fermarli: anche se non sei minimamente interessato alla religione, saranno felici di fare due chiacchiere in italiano (anche solo per fare pratica con la lingua!) o di darti una mano se hai bisogno di aiuto.
E tu? Li hai mai incrociati nella tua città o sul tram? Ti è mai capitato di scambiare due parole con loro o di frequentare uno dei loro corsi gratuiti di inglese? Raccontami la tua esperienza o la tua impressione nei commenti!